Mediometraggio

lunedì, 27 ottobre 2008

Molto incinta*

 

Me lo ha consigliato un amico regista perché, dato il mio stato, mi sarei divertita e immedesimata. E mi ha anche detto che il parto è proprio così come descritto.

Diciamo che se è così è una passeggiata e se sono così come la protagonista allora è meglio sopprimermi subito.

La trama è carina ma non originale: ragazza lanciata sulla carriera resta incinta di uno sconosciuto e decide di tenere il bambino… e tutto quel che ne consegue, sia nella relazione con lo sconosciuto (diventato nel frattempo più “conosciuto”) sia nella sia gestione della gravidanza. Nessun momento di tenerezza fra la futura madre il bambino in pancia, nessun approfondimento su come si può sentire davvero una donna in gravidanza, nessun approfondimento su come si sente un papà.

Insomma, ci siamo annoiati a morte.

 


Knocked Up – 2007
Regia:
Judd Apatow
Cast:
Seth Rogen, Katherine Heigl, Paul Rudd, Leslie Mann

Min: 129

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giovedì, 23 ottobre 2008

La famiglia Savage**

 

Molto rumore per nulla.

Il film è carino, ben girato, ma un po’ lento e senza la marcia in più che mi aspettavo da un film di critica sociale. ME lo aspettavo così, ceh ci devo fare?

Piacevole comunque, non mi sono appisolata neanche un minuto, quindi è già un evento!

Si tratta della storia di due figli adulti che si devono improvvisamente occupare del padre malato. Un padre mai presente nelle loro vite, un padre che li ha abbandonati senza scrupoli.

Adesso i due figli sono grandi e hanno le loro vite, con le loro contraddizioni e le loro passioni, e questo è l’aspetto più interessante del film.

Per non parlare dell’ennesima fantastica interpretazione di Philip Seymour Hoffman.

Due ** sono più che sufficienti!

 

 


The Savages – 2007
Regia: Tamara Jenkins
Cast: Laura Linney, Philip Seymour Hoffman, Philip Bosco
Min: 114

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mercoledì, 22 ottobre 2008

My fair Lady*****

 

Tratto da un libro di Alan Jay Lerner e sceneggiato da George Bernard Shaw.

 

Sì, me lo sono riguardato… che ci posso fare se sono una nostalgica delle vecchie commedie americane?

Dopo essermi rivista Donne, sempre di Gorge Cukor, ho pensato che fosse il momento di cantare un po’ con questo capolavoro del cinema, che vinse ben 8 oscar!

Io mi sono divertita come una bambina… scenografie rudimentali ma uno spirito incredibile, una critica sociale neanche un po’ velata e delle interpretazioni magistrali.

A parte che conosco a memoria tutte le canzoni perché avevo il 33 giri, le musiche sono davvero splendide… tutti classici rivisitati e adattati ai nuovi testi.

Prossimamente devo assolutamente rivedere “Tutti insieme appassionatamente” in cui c’è quella magnifica versione di My favourite things cantata da una splendida Julie Andrews…

 

My fair Lady – 1964
Regia: Gorge Cukor
Cast: Audrey Hepburn, Rex Harrison, Wilfrid Hyde-White
Min: 170

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mercoledì, 01 febbraio 2006

Mary***

Sto vivendo una fase di revisionismo religioso, ho "quasi" ricominciato ad andare Messa e discuto, mi arrovello... e lunedì sono andata a vedere la Maria di Abel Ferrara, una Maddalena protagonista della vita di Cristo alla pari e forse di più dei 12 apostoli.
Il film mi è parso formalmente quasi ineccepibile: ottima regia, fotografia e montaggio. Sui contenuti invece ci sarebbe molto da dire. Di certo quello che ho trovato come sensazione più forte è una certa aria canzonatoria nei confronti degli eccessi, sia in senso mistico che ateo... e questo onestamente mi è piaciuto.

Mary– 2005
Regia: Abel Ferrara
Cast: Juliette Binoche, Forest Whitaker, Mattew Modine, Stefania Rocca
Min: 83

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mercoledì, 27 luglio 2005

Modigliani – I colori dell’anima**


Devo essere onesta, trovo che Andy Garcia sia un uomo di raro fascino… per cui tutto quello che sto per scrivere è addolcito dal mio debole per lui…

Il film è un po’ così… la storia romanzata di Amedeo Modiglioni, della sua rivalità allegra e violenta al tempo stesso con Picasso e della sua storia d’amore con Jeanne.

Lui è il pittore maledetto che si droga, beve, fuma, vive in una stamberga e non decide mai di cominciare a vendere; Picasso è già nel bel mezzo del successo e si gode la sua ricchezza; Jeanne, bellissima e dolente, si innamora perdutamente del mito di Modì. Insomma...

Però l’ambientazione nella Parigi del 1919 è molto interessante: tutti i pittori coetanei come Utrillo, Soutine, Diego Rivera, la strana Gertrude Stein, i caffè dove gli artisti si riuniscono, i manicomi, la terribile famiglia di Jeanne.

La chicca del film però sono le musiche, una commistione fra gli inni sacri e launge… notevole.


Modigliani – 2004
Regia: Mick Davis
Cast: Andy Garcia, Elsa Zylberstein, Omid Djalili
Min: 128

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domenica, 27 febbraio 2005

Sideways**


Dopo Million Dollar Baby pensavo che avrei aspettato un po’ a rientrare in un cinema... per sentirne più a lungo il sapore di un film che ha dentro tutto... quindi sabato pomeriggio esco di casa un po’ frastornata e vado a piedi verso il centro, decisa a fare un giro in libreria... ma Milano, al solito, di sabato è un grande ipermercato... cerco rifugio all’Eliseo, sala Scorsese.

Sideways è un gran bel film, ho riso, mi sono un po’ commossa e anche molto intristita rendendomi conto di quanto mi identifico nel protagonista: un po’ depresso, incollato al suo passato, eternamente infantile, moralista e insicuro... sono io, pensavo...

Trama.

Una settimana di vacanza di Miles e Jack, due trentacinquenni, amici fin dal liceo. Jack deve sposarsi sabato e i due decidono di fare un tour nella zona di Santa Barbara (California) fra degustazioni di vini, golf e buon cibo.

Però Jack ha altre intenzioni per la settimana prima del suo matrimonio: donne! Quindi lascia da solo l’amico spesso e volentieri. Miles intanto pensa alla sua vita, si innamora lentamente di Maya e cerca di barcamenarsi fra il suo passato e il suo presente, le sue insicurezze e  le sue aspirazioni.

Una bella analogia fra la sua vita e quella dell’uva Pinot Nero è la parte forse più emozionante del film.

Sideways - 2004
Regia: Alexander Payne
Cast: Paul Giamatti, Thomas Haden Church, Virginia Madsen
Min: 123

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sabato, 26 febbraio 2005

Clint Eastwood****

UN CAPOLAVORO.

Million Dollar Baby - 2004
Regia: Clint Eastwood
Cast: Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman
Min: 137

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lunedì, 27 dicembre 2004

The Pledge***

La promessa è un film di Sean Penn la cui sceneggiatura è tratta da un romanzo di Friedrich Dürrenmatt.

Leggendo il retro del DVD - regalato da mio padre a mia madre per Natale e facente parte di un prezioso cofanetto tutto dedicato a Jack Nicholson – mi era parso un poliziesco poco intrigante… e invece si è rivelato un film di introspezione, un film sulla società americana, un film morale e civile.

La storia è semplice, un poliziotto (Jack Nicholson) due ore prima di andare in pensione promette alla madre di una bambina di 10 anni stuprata e uccisa che avrebbe trovato il suo assassino.

Ma il poliziotto va in pensione e per continuare a seguire il caso decide di trasferirsi nella zona dove è stato commesso l’omicidio e di inserirsi nella comunità locale…

Non vado avanti perché comunque è un poliziesco, ma vi basti sapere che la personalità del poliziotto, le peculiarità della comunità in cui si intrufola sono degne di un film di Michael Moore…

Jack Nicholson è splendido nel ruolo del pensionato/poliziotto, ed è affiancato da ospiti di eccezione come Benicio Del Toro, Robin Wright Penn, Vanessa Redgrave…


The Pledge – 2001
Regia: Sean Penn
Cast: Jack Nicholson, Benicio Del Toro, Robin Wright Penn, Vanessa Redgrave

Minuti: 119

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mercoledì, 15 dicembre 2004

The corporation****

L’ho visto quasi un mese fa questo film, è un documentario, forte, che mi ha toccato… non che le cose raccontate sulle multinazionali non le sapessi già prima, non che non me ne fossi accorta lavorandoci dentro, non che non sapessi che fare comunicazione vuol dire manipolarla, la comunicazione. Ma vedere la tipa che fa uno studio su come aumentare l’insistenza dei bambini all’interno dei grandi magazzini, in modo che i genitori siano più portati a comprare, è davvero moralmente inaccettabile. Manipolare la coscienza dei bambini è orrendo ma è molto peggio non chiedersi se sia giusto o meno, è peggio fare il proprio lavoro senza chiedersi quali ne siano le conseguenze, solo per far bene quello che ci è stato chiesto.

Ecco… e quindi io e gli altri due che erano al cinema con me (anche essi impiegati in multinazionali) ci siamo guardati in faccia appena usciti dal cinema; M ha acceso una sigaretta di non so quale multinazionale del tabacco, e L ed io siamo tornate a casa chiacchierando e ci siamo accorte che le nostre vite sono incoerenti, che abbiamo buone e inutili idee, che la coscienza del mondo non la smuove un film passato alla censura come The Corporation, e neanche i vari Michael Moore.

Fahrenheit 9/11 è stato distribuito perché fa business, dice lo stesso Moore in una intervista di The Corporation, è stato distribuito anche se i contenuti sono contro il potere solo perché ha fatto fare soldi a qualcunoma chi crede che Moore sia veramente controcultura, quando è stato distribuito con il benestare di Cespuglio? Se avesse davvero dato fastidio a Bush sarebbe uscito comunque? Le case di produzione hanno più potere della famiglia di petrolieri del presidente degli Stati Uniti?

Moore serve al potere, come molto altro… ma è meglio di niente, si dice, no?
Si cerca coerenza e non la si trova, si fan discorsi politici e si lavora in comunicazione per una azienda il cui unico scopo, sopra a tutto, è il business. Dovrei abbandonare 10 anni di studi ed esperienza, oppure utilizzarla per fini etici. Bello, ma ci si vive? Si paga l’affitto, che già così non ci si arriva mai a fine mese?

CI VOGLIO CREDERE.

The Corporation – 2003
Regia: Jennifer Abbott, Mark Achbar
Minuti: 145

 

 

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martedì, 28 settembre 2004

Fahrenheit 9/11**

 

Cinema in tre, io Paolo ed Elsa, strani accostamenti di colore: Elsa sembrava una zingarella, e Paolo era nella sua solita mise delle ore 20: ancora da avvocato. Io al solito, la mia squallida e “milanese” mezza misura.

Cinema Brera, primo spettacolo.

Di martedì non c’è nessuno: solo io ho la tessera AGIS?

In ogni modo sono uscita dal cinema naturalmente scossa e naturalmente incazzata. Prima di tutto con Michael Moore, che, alla fine, usa i cadaveri dei bimbi iracheni per fare campagna elettorale per Kerry che, diciamolo, sarà anche meglio di Bush, ma è sempre un candidato alla presidenza americana, quindi un santo non è di certo. In più fa troppo il giullare con stacchetti ridicoli e citazioni filmiche di vecchi classici…

In secondo luogo, inevitabilmente, incazzata con le amministrazioni americane degli ultimi 400 anni. Insomma, niente di nuovo nei contenuti del film di Moore, niente che non sapessimo già tutti.

Solo che ribadiamo di essere una razza, quella umana, con istinti di autodistruzione e con un egoismo talmente intrinseco da sorpassare l’istinto di conservazione. La guerra è funzionale alla stabilità del sistema economico e politico, allo stesso modo in cui lo è la paura, quella paura che i governi stanno alimentando in tutti i paesi occidentali, guidati, certamente, dagli USA.

Parlavo con Paolo di Forlì l’altro giorno e gli ho detto che mi vergogno che alla luce di tutto ciò noi siamo in guerra a fianco di quel figlio di papà di Bush, e lui mi ha risposto che questi son discorsi da bar [cosa che condivido], e che Berlusconi mica ha deciso di fare lui la guerra [ecco questo lo condivido meno]… e dire che a lui il film di Moore è piaciuto più che a me… ma quando si vota Berlusconi poi non si capisce più nulla, destabilizza emotivamente e mentalmente.

Moore lo conosciamo tutti, non sto a fare la filmografia, ma l’altro giorno, alla Stecca, ho visto una puntata di The Awful Truth, il suo documentario per la tivvù… e, insomma, fa un po’ troppo il buffone anche lì…


Fahrenheit 9/11 – 2004
Regia: Michael Moore 
Cast: Michael Moore
Min: 122

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giovedì, 23 settembre 2004

La leggerezza dell'anima***

21 Grammi mi è piaciuto, molto.

Me lo avevano presentato quasi tutti male, anche quelli di cui normalmente mi fido. Lo hanno definito manierista, triste, vuoto, freddo.
Beh, io l’ho trovato manierista, ma molto più caldo e passionale di Amores Perros. Molto più vicino, molto meno patinato, a livello emotivo, almeno. Il film è girato bene, la fotografia è ottima; in complesso è formalmente molto più “avanti” del film precedente, ma questo non lo rende per forza più freddo. 
La colonna sonora, ancora di Gustavo Santaolalla, è sì molto simile a Amores Perros, ma si amalgama così perfettamente con le immagini che ci si chiede cosa sia nato prima [‘che poi io non lo so come funzionano queste cose]. 
In ogni modo… è un film che parla di morale, di amore e morte, di sentimenti semplici e primordiali, come l’affetto di una madre per il figlio, e di sentimenti malati, costruiti, architettati sopra il cervello dei protagonisti. 
Un contrasto continuo fra il bene e il male: la famigliola perfetta e quella sconquassata dagli eventi, la violenza gratuita fatta e quella subita, le torte di cioccolata e la cocaina. Tutto così… ed essendo strutturato in brevi frame ambientati in periodi diversi, il contrasto fra queste realtà discordi è ancora più evidente, soprattutto perché rappresentato in ogni singolo personaggio. 
Credo di essere stata confusa. Fa niente. Per me è chiarissimo.

21 Grams – 2003
Regia: Alejandro Gonzales Inarritu
Cast: Sean Penn, Naomi Watts, Benny Huston, Benicio Del toro
Min: 124

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Snow and translation***

Per chi non lo sa, perché a Milano non ce n’è, oppure si è svegliato tardi, oggi in campagna c’è la neve. Poca, ma ce n’è.

Ieri sera ho fatto il risotto di pesce per S, che il mercoledì cena da me dopo il lavoro al call-center… e poi si va al cine.

Il risotto era buono, assolutamente dietetico e saporito. 
Il film era delicato, sensuale, ma ci devo pensare ancora un po’. 
Mi avevano detto che ricorda le atmosfere di Murakami, una cagata. L’unica cosa che ha in comune con Dance Dance Dance è Tokyo. Bill Murray è perfetto, con quella faccia stupita e gli occhi sconsolati; lei, Scarlett Johansson, è il ritratto dell’incertezza. Bella, non la solita bellezza anoressica. 
Il filo che lega gli eventi è labile, sciolto, e non c’è nessuna insistenza sulla psicologia dei personaggi. Alcune perle di regia che lasciano il segno… e una Tokyo dall’anima inquieta.


Lost in Translation - 2003

Regia: Sofia Coppola
Cast: Bill Murray, Scarlett Johansson
Min: 101

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mercoledì, 22 settembre 2004

Abbondanza, ma su quale terra?***

Domenica pomeriggio, dopo un’ora di corsa al Parco Sempione e due cotolette, decido di ritornare all’amato Anteo [ché di domenica pago ridotto] per affrontare La terra dell’abbondanza, l’ultima fatica di Wim Wenders. Sala 100 [è una condanna?], piena. 
Il film mi innervosisce e angoscia. Certo, ci sono delle sequenze sulla paranoia degli americani nei confronti degli attacchi terroristici che sono davvero ridicole, ma anche molto inquietanti: il condizionamento e la propaganda anti-islamici sono davvero sorprendentemente efficaci, e rendere reale il protagonista, marines veterano del Vietnam, invasato e contaminato dalla diossina, non è difficile.
È la storia di Lana, ventenne che torna in America dalla missione che il padre dirige a Tel Aviv, con l’unico obiettivo di consegnare una lettera della madre morta al fratello, lo zio Paul. Lana è ospitata in una Missione a Los Angeles e si accorge subito che questa terra dell’abbondanza in realtà è terra di miseria e accattonaggio. Paul, lo zio, invece batte le strade della città alla ricerca di indizi di possibili attentati islamici: segue musulmani per strada, registra filmati e audio cassette, indaga su tutto, attraversando la città con uno scassato e supertecnologico furgone. I due si incontrano e seguono un “caso” insieme.

Da una parte Tel Aviv, le immagini dei funerali israeliani e palestinesi, e dall’altra gli omicidi per strada di Los Angeles, la paranoia tutta americana nei confronti del mondo islamico. Questi due mondi sono uniti da una grande violenza, psicologica e fisica.
John Diehl, Paul, interpreta alla perfezione il reduce di guerra [interessante citare nuovamente il Vietnam!] dallo spirito patriottico spiccatamente “malato”. E Michelle Williams non è da meno con la sua Lana, serena e tormentata allo stesso tempo.
Il film fila liscio (forse con qualche eccessivo dilungamento) fino agli ultimi 10 minuti, quando un colloquio fra i due protagonisti rivela in due frasi fatte il messaggio del film. Non c’era davvero bisogno: ci vuole più fiducia nella capacità di estrarre significato dello spettatore.
Wim Wenders un po’ più “popolare”…

Splendide le musiche, principalmente interpretate da Leonard Cohen.


Land of Plenty – 2004
Regia: Wim Wenders
Cast: John Diehl, Michelle Williams, Burt Young

Min: 114

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domenica, 23 maggio 2004

I dolori del giovane Che [I diari della motocicletta]**


I diari della motocicletta è un film per il quale ero negativamente prevenuta... insomma, un film sul Che, che avrebbe raccolto nella medesima sala matricole universitarie con la sua foto stampata sul petto e quarantenni, ex-LC, con spirito nostalgico... insomma, una noia mortale.

In effetti il pubblico sabato sera era più o meno questo, e l’applauso finale lo ha decisamente dimostrato.

Il film non è coraggioso, non aggiunge nulla alla storia di due ragazzotti bellocci in giro in motocicletta e in autostop per l’America Latina, non dice molto di più di quello che si può dire sul viaggio di due giovani in cerca di avventura e dei loro intrallazzi con giovani ed avvenenti sconosciute...

Una pellicola on the road ben fatta, patinata, con una fotografia splendida e la musica di Gustavo Santaolalla, lo stesso che ha curato le musiche di Amores Perros e 21 grammi. Il protagonista Gael Garcìa Bernal, anche egli da Amores Perros, fa del suo meglio, insieme al compagno Rodrigo de la Serna, [davvero eccezionale la sua interpretazione].

Ma il film non affronta in maniera approfondita le tematiche che dovevano essere pressanti nel 1952 in America Latina: la povertà, il capitalismo sfrenato, la situazione dei nativi, tutto questo è appena abbozzato e stereotipato in qualche immagine in bianco e nero che “ferma” le situazioni di maggiore disagio e in un discorso superficiale sull’anima unica dell’America Latina fatto dal giovane Ernesto durante il soggiorno in un lebbrosario...

Manca lo spirito in questo film.

Il regista, Walter Salles, dopo il suo Central do Brasil poteva fare molto di più: produzione americana, di Robert Redford, un cast eccelso, molto soldi a disposizione, ma non il cuore.


The motorcycle diaries – 2004

Regia: Walter Salles

Cast: Gael Garcia Bernal, Rodrigo de la Serna

Min: 126

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giovedì, 20 maggio 2004

Addicted [The Addiction]****

 

Lo avevo già visto in videocassetta qualche anno fa… ma mai sul grande schermo e in versione originale. Non ricordavo che il tema centrale del film è la nocività dell’autocoscienza, non ricordavo come ci entra Sartre e Nietzche, non ricordavo le citazioni cinematografiche ai noir degli anni ‘40, non ricordavo la faccia di Christopher Walken dopo aver succhiato il sangue alla novella vampira.

Il film è perfetto… davvero… lascia senza fiato la scena della “grande abbuffata”, che è il culmine di un crescendo di ansia da astinenza.

Il lungometraggio, come dal titolo, tratta di dipendenza e droghe, qualunque tipo di droga. È per questo che ognuno si può identificare nell’addicted, ognuno con la sua personale sostanza stupefacente. E quando il narratore sentenzia che l’alcolista beve per dimenticare di essere alcolista è come un pugno allo stomaco.

Difficile seguire un filo logico nello scrivere di questo film, che ha, in effetti, un inizio, uno svolgimento ed un classico finale; ma i contenuti sono messi lì, sparsi per il film, come casuali pezzi di vetro sul pavimento che sai ti taglieranno i piedi, ma tu godi a camminarci sopra. Ogni frase, ogni battuta, ogni espressione rimanda alla fondamentale nullità e inutilità dell’uomo, alla sua sciocca lotta per la consapevolezza che lo porterà solo a maggiore sofferenza, alla violenza implicita nella natura umana.

Immagini dei lager nazisti, degli eccidi eseguiti dagli americani in Vietnam e di tutte le atrocità umane si sovrappongono alla privata violenza della protagonista [una eccezionale Lili Taylor], confondendosi senza ambiguità.

“Pecco dunque sono”

 

The Addiction - 1995

Regia: Abel Ferrara

Cast: Lili Taylor, Christopher Walken, Annabella Sciorra

Min: 82
Note: B/N

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Parole su lungo-medio-corto metraggi. Le stelline sono da 1 a 5.