Caldo, poi freddo, colori flash, e la insistente pubblicità della LG…
Primo di novembre, ore 17.30, Anteo Spazio Cinema.
Fuori quasi piove, come tutti i giorni dell’ultimo mese.
Il film è visionario e retrò, ben fatto davvero, certo, meno appassionante del precedente In the mood for Love, ma ugualmente stupefacente, come Hong-Kong Express.
Il protagonista è un dandy degli anni '60, che si dibatte fra Singapore e Hong-Kong, e anche fra una folta schiera di donne, tutte speciali, tutte con una storia alle spalle di dolore e di amore. Un film sui ricordi che fanno male e sul passato che proprio non torna… con interessanti metafore futuriste. Gli ingredienti ci son tutti perché sia un capolavoro, ma il regista commette l’errore di disegnare la possibilità per lo spettatore di immedesimarsi in troppe situazioni, in troppi sentimenti, in troppi personaggi. Siamo amanti appassionati e amatori incongruenti allo stesso modo in cui ci sentiamo amorevoli e disamorati. Troppo per un film solo, troppe sensazioni contrastanti e si perde la possibilità di perdersi incoscientemente in un solo filo.
Molto interessante la struttura narrativa e il linguaggio cinematografico utilizzato, non nuovo ma ben costruito ed elaborato… e molto belle le musiche.
Wong Kar-Way mi è piaciuto sempre e continua.
Bravissimo Tony Leung Chiu Wai, e spleindida Gong Li.
2046 – 2004 Regia: Wong Kar-Way
Cast: Tony Leung Chiu Wai e Gong Li
Minuti: 129
Kitano forever****
Era da tempo che non mi divertivo così al cinema. Non nel senso di ridere davanti ad una commedia, ma di godersi davvero ogni fotogramma del film, stupirsi per le trovate di regia, per gli effetti speciali, per la recitazione, la fotografia. L’ultimo film di Kitano mi ha dato questo.
Sorridevo, come una pazza, anche durate le scene più violente.
La musica, il ritmo del film, in perfetta sintonia. Le facce degli attori, l’esplorazione culturale e quella interiore. Kitano biondo e cieco.
La trama è semplice, una sorta di “Gli Intoccabili” giapponese. Ma la composizione del film è geniale: miscela 4 storie che si svolgono l’una con l’altra alla perfezione. Storie di povertà, violenza, faide familiari, gioco d’azzardo, follia, comicità, omicidio, suicidio. Amore.
Come sempre Kitano stupisce. Dopo Dolls ero rimasta un po’ interdetta, lo avevo trovato perfetto ma gelido. Mentre in questo Zatoichi c’è un calore che travolge. C’è la passione del regista per la sua gente e le sue tradizioni, per la povertà ed il lavoro. C’è il surrealismo di un regista che ha sempre saputo mescolare alla perfezione realtà e fantasia, violenza e dolcezza.