Titoli di coda… io guardo Roby, Roby guarda me… “quindi?”. No, non mi ha appassionato l’ultimo film di Leconte, neanche un po’. Una delle poche note positive però è che il trailer in realtà non svela quasi nulla dell’intreccio.
William è un consulente fiscale, Anna entra nel suo studio pensando che lui sia uno psicoterapeuta e poi, svelato il fraintendimento, continua ad usarlo come confidente. Si instaura una “relazione” fra i due in cui lei si svela palesemente e lui, lentamente, viene svelato dai suoi comportamenti, dalle sue reazioni e azioni. Leconte cerca forse di scandalizzare un po’, cerca di affrontare il tema del sesso e del voyeurismo… ma in maniera piuttosto superficiale e non solo non raccontando nulla di nuovo, ma neanche in modo nuovo.
Molto bravo Fabrice Luchini: William!
Il regista ci aveva meglio impressionato con L’uomo del treno e Il marito della parrucchiera, con Tandem e La ragazza sul ponte, ma non con questo Confidenze troppo intime (anche il titolo è terribile: in originale Confidences trop intimes).
Mi ha fatto sorridere e anche un po’ commuovere questo bel Così fan tutti, di Agnès Jaoui. Mi ha fatto sentire sciocchina e adolescente, e questo in un film mi piace molto. Il gusto degli altri, precedente pellicola della stessa regista, lo ricordo appena, anche se la sensazione è che fosse qualcosa di simile a un film di Kaurismaki, ma con un chè di francese. Beh, questo bel lungometraggio non ha il tocco surreale del regista finlandese, ma una concretezza “sognata” che tiene inchiodati allo schermo.
La storia è quella di Lolita, figlia di un noto scrittore, che non trova una strada su cui far svolgere la sua vita, che vive all’ombra del padre e della sua giovane moglie, che si sente - e talvolta è - usata dagli amici per il fatto di essere figlia di un personaggio famoso. Lolita è certamente una ragazza in difficoltà innanzitutto con se stessa e poi con un padre egocentrico e vittimista. Ma è proprio dal padre che lei prende molti tratti del suo carattere, gli stessi che non le consentono di vivere serenamente.
Si intreccia alla sua vicenda quella di Sylvia (interpretata dalla regista stessa), la maestra di canto di Lolita, e di suo marito, giovane e insicuro scrittore.
Ci sono alcune scene davvero ben fatte: quasi alla fine Sylvia si siede sul letto di fianco a suo marito, e quel semplice gesto dice moltissime cose di lei e del suo rapporto con consorte… allo stesso modo alcuni dialoghi e alcune finezze di regia comunicano un significato espanso rispetto alla forma.
Nella trama non c’è nulla di nuovo, ma lo svolgimento è davvero accurato e toccante.
Brava la giovane Marilou Berry e splendida la Agnès Jaoui in versione attrice.
Il momento di massima immedesimazione è stato quando lui dice a lei "come sei faticosa".
“Poi il Gran Lombardo raccontò di sé [...] ma non gli pareva che fosse tutto lì, credersi un re quando montava a cavallo, e avrebbe voluto acquistare un’altra cognizione così disse, acquistare un’altra cognizione, e sentirsi diverso, con qualcosa di nuovo nell’anima, avrebbe dato tutto quello che possedeva, e il cavallo anche, le terre, pur di sentirsi più in pace con gli uomini come uno, così disse, come uno che non ha nulla da rimproverarsi. [...] - Credo che l’uomo sia maturo per altro, - disse – Non soltanto per non rubare, non uccidere, eccetera, e per essere buon cittadino... Credo che sia maturo per altro, per nuovi, per altri doveri. È questo che si sente, io credo, la mancanza di altri doveri, altre cose, da compiere... Cose da fare per la nostra coscienza in un senso nuovo.” Conversazione in Sicilia di Vittorini [il libro] Sicilia! Di Huillet e Straub [il lungometraggio]. Vittorini mi commuove, sempre, ma ascoltare di nuovo le sue parole davanti allo schermo della mia piccola televisione mi ha davvero toccato. Il film è scarno, semplice, duplice, esattamente come il libro, e ne segue quasi pedissequamente il percorso logico e i dialoghi. Sempre qualcosa sullamorale, come il dialogo con l’arrotino, in cui si affronta la questione della possibilità della lotta di liberazione dal mondo “offeso”. “L’uomo Ezechiele si mise a riepilogare: - Il mondo è grande ed è bello, ma è molto offeso. Tutti soffrono ognuno per se stesso, ma non soffrono per il mondo che è offeso e così il mondo continua ad essere offeso.” Cerco di scrivere altro, ma Vittorini ha già pensato a tutto. È difficile continuare a scrivere che ci vuole una forte spinta verso la comunità, e una sottovalutazione dei problemi individuali, sapendo che domani non sarà cambiato niente. Però qualcosa bisogna fare, perché non basta più sentirsi come un re a cavallo.
Sicilia! - 1999 Regia: Daniel Huillet, Jean-Marie Straub