Mediometraggio

venerdì, 10 novembre 2006

LADYBIRD LADYBIRD

[… sulla inaccettabilità]



 

CREDITI – Titolo Originale: Ladybird Ladybird - Anno: 1994 – Durata: 101 minuti - Origine: Gran Bretagna - Produzione: Parallax Pictures Production per Channel 4 - Regia: Ken Loach - Personaggi e interpreti: Crissy Rock (Maggie), Vladimir Vega (Jorge), Sandie Lavelle (Mairead), Mauricio Venegas (Adrian), Ray Winstone (Simon), Claire Perkins (Jill), Jason Stracey (Sean);  - Soggetto e sceneggiatura: Rona Munro -  Montaggio: Jonathan Morris - Fotografia: Barry Ackroyd - Musiche: George Fenton

 

 

Maggie ha 4 figli, avuto ciascuno da un padre diverso. In un pub incontra Jorge e i due cominciano a frequentarsi. Jorge è un rifugiato politico scappato dal Paraguay per aver aiutato dei dissidenti. Maggie racconta subito a Jorge che i Servizi Sociali le hanno sottratto i figli accusandola di non essere in grado di accudirli, di scegliere sempre compagni violenti che mettono in pericolo i bambini e di non cercare di collaborare; tuttavia Maggie sta tentando, per vie legali, di riaverli con sé.

Maggie e Jorge sono entrambi “senza famiglia”, senza casa, entrambi vorrebbero riavere il bene perduto, entrambi sono vittime di un sistema politico e sociale che non lascia scampo, che non accetta redenzioni, che non cancella la vergogna di una etichetta. La storia fra Maggie e Jorge assomiglia un po’ all’incontro di due solitudini, di due complementari disperazioni. Ma in qualche modo Jorge si è rassegnato, mentre Maggie continua a lottare contro la società inglese “bacchettona”, molto simile a quella autoritaria del Paraguay.

La storia fra Maggie e Jorge nella moderna Gran Bretagna procede fra difficoltà economiche, problemi di immigrazione, litigi e pregiudizi dei compagni di sventura, che si faranno torto a vicenda, fino a che Maggie non rimarrà nuovamente incinta…

Nonostante lo stile meno documentaristico rispetto ai precedenti film della rassegna - Riff Raff e Family Life - il lungometraggio mantiene comunque una struttura scarna e accentua la predominanza della sceneggiatura rispetto alla fotografia, alla scenografia e al montaggio. La rappresentazione procede diretta e senza fronzoli in una escalation di “violenza” fisica e verbale sempre più inquietante e razionalmente inaccettabile.

Ed è proprio su questa “inaccettabilità” che vogliamo porre l’attenzione. Il film non dà giustificazioni e non consente di prendere davvero posizione a favore o contro Maggie perché entrambe le parti in causa - Maggie e gli Assistenti Sociali -  agiscono in maniera irrazionale, illogica, senza alcuna progettazione, programmazione o procedura. Rimane in campo solamente il dolore di una madre e la stupidità della burocrazia.

 

postato da cellulosa alle 13:45 | link | commenti
gb

RIFF RAFF – MEGLIO PERDERLI CHE TROVARLI

[Intensa e dolorosa storia di ratti]



 

CREDITI – Titolo Originale: Riff Raff - Anno: 1991Durata: 91 minuti - Origine: Gran Bretagna - Produzione: Parallax Pictures Production per Channel 4 - Regia: Ken Loach - Personaggi e interpreti: Robert Carlyle (Stevie), Emer McCourt (Susan), Jimmy Coleman (Shem), George Moss (Mo), Ricky Tomlinson (Larry) David Finch (Kevin) - Soggetto e sceneggiatura: Bill Jesse -  Montaggio: Jonathan Morris - Fotografia: Barry Ackroyd - Musiche: Stewart Copeland

 

 

Quando Ken Loach dirige un film non lo fa solo per il piacere di raccontare una storia, per la volontà artistica di “creare” o per la fama e il denaro. Lo fa, eticamente, per essere utile a una causa, per garantire la “giusta” interpretazione di un fatto storico. In questa ottica è da vedere il cinema di Ken Loach, come lui stesso ricorda: «Vogliamo essere utili per andare avanti: basta con i sensi di colpa degli intellettuali!».

Obiettivo alquanto esplicito dell’intenso Riff Raff è di rappresentare in maniera cruda, senza alterazioni e senza orpelli, ma anche senza compiacimento, la “classe operaia” inglese degli anni ’80, la classe bistrattata dal governo thatcheriano, la classe senza contributi e senza assicurazione, senza certezze e senza il diritto di ridere, la classe che non deve, non può alzare la testa.  

Il film racconta la storia di Stevie, un giovane operaio di Glasgow uscito dal carcere per furto, che trova lavoro in uno dei tanti cantieri proliferati nella Londra della restaurazione economica dell’ultimo governo Thatcher. Qui incontra un piccolo mondo disperato e ridanciano, volgare e capace al tempo stesso di gesti di solidarietà. I suoi compagni di cantiere sono di varia provenienza, alcuni sono di colore, ma tra tutti si distingue Larry, sempre pronto a preoccuparsi per gli altri e molto critico nei confronti del governo e della situazione sociale inglese. Trovato un alloggio abusivo grazie ai nuovi amici, Stevie incontra fortuitamente Susan, aspirante cantante dal carattere debole e altalenante: nasce così una relazione che procede con momenti di tenerezza e accesi contrasti.

Questo intenso lungometraggio si apre con una scena di topi che frugano in cerca di cibo fra delle macerie e si conclude rappresentando topi  che cercano di scappare dalle rovine di un palazzo. Ed è proprio come topi che il regista rappresenta la “classe operaia”: i protagonisti del film sono costretti a frugare nei cassonetti per mangiare, si nascondono in palazzi occupati e resteranno, come dei topi, in trappola. Ma è una trappola alla cui costruzione essi stessi partecipano, amplificando gli effetti della povertà e della disoccupazione grazie alla droga, all’alcol e alla criminalità.

Il film ha uno stile lirico ma senza fronzoli, secco e diretto. C’è solo la vita dei protagonisti e il grande coraggio di chi quella vita decide di viverla, con passione e paura.

Riff Raff è stato distribuito negli Stati Uniti con i sottotitoli a causa dello slang dialettale usato dai protagonisti nella versione originale.

 

 

 

postato da cellulosa alle 13:42 | link | commenti
gb





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