Mediometraggio

lunedì, 27 dicembre 2004

The Pledge***

La promessa è un film di Sean Penn la cui sceneggiatura è tratta da un romanzo di Friedrich Dürrenmatt.

Leggendo il retro del DVD - regalato da mio padre a mia madre per Natale e facente parte di un prezioso cofanetto tutto dedicato a Jack Nicholson – mi era parso un poliziesco poco intrigante… e invece si è rivelato un film di introspezione, un film sulla società americana, un film morale e civile.

La storia è semplice, un poliziotto (Jack Nicholson) due ore prima di andare in pensione promette alla madre di una bambina di 10 anni stuprata e uccisa che avrebbe trovato il suo assassino.

Ma il poliziotto va in pensione e per continuare a seguire il caso decide di trasferirsi nella zona dove è stato commesso l’omicidio e di inserirsi nella comunità locale…

Non vado avanti perché comunque è un poliziesco, ma vi basti sapere che la personalità del poliziotto, le peculiarità della comunità in cui si intrufola sono degne di un film di Michael Moore…

Jack Nicholson è splendido nel ruolo del pensionato/poliziotto, ed è affiancato da ospiti di eccezione come Benicio Del Toro, Robin Wright Penn, Vanessa Redgrave…


The Pledge – 2001
Regia: Sean Penn
Cast: Jack Nicholson, Benicio Del Toro, Robin Wright Penn, Vanessa Redgrave

Minuti: 119

postato da cellulosa alle 16:29 | link | commenti (3)
usa


mercoledì, 15 dicembre 2004

The corporation****

L’ho visto quasi un mese fa questo film, è un documentario, forte, che mi ha toccato… non che le cose raccontate sulle multinazionali non le sapessi già prima, non che non me ne fossi accorta lavorandoci dentro, non che non sapessi che fare comunicazione vuol dire manipolarla, la comunicazione. Ma vedere la tipa che fa uno studio su come aumentare l’insistenza dei bambini all’interno dei grandi magazzini, in modo che i genitori siano più portati a comprare, è davvero moralmente inaccettabile. Manipolare la coscienza dei bambini è orrendo ma è molto peggio non chiedersi se sia giusto o meno, è peggio fare il proprio lavoro senza chiedersi quali ne siano le conseguenze, solo per far bene quello che ci è stato chiesto.

Ecco… e quindi io e gli altri due che erano al cinema con me (anche essi impiegati in multinazionali) ci siamo guardati in faccia appena usciti dal cinema; M ha acceso una sigaretta di non so quale multinazionale del tabacco, e L ed io siamo tornate a casa chiacchierando e ci siamo accorte che le nostre vite sono incoerenti, che abbiamo buone e inutili idee, che la coscienza del mondo non la smuove un film passato alla censura come The Corporation, e neanche i vari Michael Moore.

Fahrenheit 9/11 è stato distribuito perché fa business, dice lo stesso Moore in una intervista di The Corporation, è stato distribuito anche se i contenuti sono contro il potere solo perché ha fatto fare soldi a qualcunoma chi crede che Moore sia veramente controcultura, quando è stato distribuito con il benestare di Cespuglio? Se avesse davvero dato fastidio a Bush sarebbe uscito comunque? Le case di produzione hanno più potere della famiglia di petrolieri del presidente degli Stati Uniti?

Moore serve al potere, come molto altro… ma è meglio di niente, si dice, no?
Si cerca coerenza e non la si trova, si fan discorsi politici e si lavora in comunicazione per una azienda il cui unico scopo, sopra a tutto, è il business. Dovrei abbandonare 10 anni di studi ed esperienza, oppure utilizzarla per fini etici. Bello, ma ci si vive? Si paga l’affitto, che già così non ci si arriva mai a fine mese?

CI VOGLIO CREDERE.

The Corporation – 2003
Regia: Jennifer Abbott, Mark Achbar
Minuti: 145

 

 

postato da cellulosa alle 09:46 | link | commenti (2)
usa

Confidenze poco intime*

Titoli di coda… io guardo Roby, Roby guarda me… “quindi?”.
No, non mi ha appassionato l’ultimo film di Leconte, neanche un po’. Una delle poche note positive però è che il trailer in realtà non svela quasi nulla dell’intreccio.

William è un consulente fiscale, Anna entra nel suo studio pensando che lui sia uno psicoterapeuta e poi, svelato il fraintendimento, continua ad usarlo come confidente. Si instaura una “relazione” fra i due in cui lei si svela palesemente e lui, lentamente, viene svelato dai suoi comportamenti, dalle sue reazioni e azioni.
Leconte cerca forse di scandalizzare un po’, cerca di affrontare il tema del sesso e del voyeurismo… ma in maniera piuttosto superficiale e non solo non raccontando nulla di nuovo, ma neanche in modo nuovo.
Molto bravo Fabrice Luchini: William!

Il regista ci aveva meglio impressionato con L’uomo del treno e Il marito della parrucchiera, con Tandem e La ragazza sul ponte, ma non con questo Confidenze troppo intime (anche il titolo è terribile: in originale Confidences trop intimes).

Confidences trop intimes - 2004
Regia: Patrice Leconte
Cast: Fabrice Luchini, Sandrine Bonnaire
Minuti: 104

postato da cellulosa alle 09:01 | link | commenti (2)
europa, francia





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